“Il progresso vale piú di un mucchietto di case”

Nel 1950 gli imprenditori della Montecatini espropriano i paesi di Curon e Resia, in Alto Adige, secondo l’assurdo progetto della costruzione di una diga per lo sfruttamento di energia elettrica. Poco importa se tutto verrà sommerso dall’acqua: in breve tempo gli abitanti saranno costretti ad andare via e ad assistere alla distruzione delle proprie case. Di quei paesi non resta più nulla. Solo il campanile della chiesa svetta ancora eretto, immerso nelle acque di quello che sembra un laghetto, a testimoniare la violenza di quella scelta.
É in questo preciso momento storico che Balzano intreccia con grande abilità la Storia con la storia di Trina, abitante di Curon che insieme al marito cercherà in mille modi di bloccare quel progetto. Inutilmente, perché nessun appello – neanche quello di Papa Pio XII – verrà accolto.

Resto qui
Resto qui
Campanile di Curon
Campanile di Curon

Un romanzo asciutto e scorrevole che ha l’enorme merito di aver acceso i riflettori su un avvenimento storico troppo a lungo taciuto dai libri e dai giornali, una storia avvincente dove restare diventa sinonimo di lottare contro la violenza della Storia.
“Nel giro di pochi anni il campanile che svetta sull’acqua morta é diventato un’attrazione turistica. Si scattano le foto con il campanile alle spalle e fanno tutti lo stesso sorriso deficiente. Come se sotto l’acqua non ci fossero le fondamenta delle nostre case, la piazza dove ci radunavamo. Come se la storia non fosse esistita”.

Marco Balzano, ‘Resto qui’, Einaudi, 2018

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