“Lassa fare o tempo ca tutto cancia”

Leto, Sicilia, primi anni ’60.
I genitori di Lucia, chiamata da tutti “picciridda”, lasciano la loro terra alla volta della Germania portandosi dietro Pietro, il figlio minore, e il sogno di un lavoro. Lei, picciridda, viene affidata per un certo periodo alle cure di nonna Maria, conosciuta in paese come la Generala per via del carattere burbero e autoritario. Crescerà così con un buco nell’anima Lucia, nostalgica e con la testa affollata di perchè. “Apri bene gli occhi e difenditi dai dispiaceri” le ripete continuamente la nonna, ma lei non capisce. Dovrà diventare adulta per riuscire finalmente a ricucire i fili persi di una storia il cui epilogo lascia il lettore a bocca aperta. 

Picciridda
Picciridda

Se da un lato picciridda è l’emblema di una generazione che lascia tutto per inseguire un sogno, dall’altro nonna Maria rappresenta tutte le donne che lottano contro i soprusi degli uomini.
Con una Sicilia atavica e selvaggia che fa da sfondo, Picciridda è un romanzo che si legge tutto d’un fiato, emozionante, semplice, vero, dove il tema della violenza è solo sfiorato, c’è, fa male, ma non annienta, non riesce a spegnere la fiammella della speranza, tenuta da Lucia e Maria sempre accesa. “È lei – la speranza – infatti che dà senso ai nostri sogni. Altrimenti sarebbero follia”.

Catena Fiorello, ‘Picciridda’, Giunti, 2017

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