Ha fatto molto discutere la decisione del Tribunale dei minori di Napoli di affidare ad un uomo single una bambina fino a sentenza di adozione definitiva. La piccola, nata con la sindrome di Down e abbandonata in ospedale dalla madre naturale subito dopo il parto, era stata già rifiutata da sette famiglie in lista per l’adozione di un figlio proprio a causa della sua condizione genetica. In tanti si sono posti il problema se sia stato giusto o no affidarla ad un uomo, per giunta single (mi chiedo: perché un bambino sano non può essere affidato o adottato da una singola persona e invece uno con disabilità sì?), come se questo fosse l’unico punto da discutere. Penso, però, che la questione sulla quale riflettere maggiormente superi il numero dei componenti di un nucleo familiare e vada molto oltre: fin dove ci porterà questa smania morbosa e rasente l’ossessione del figlio perfetto? Sette famiglie, alla notizia della sindrome di Down, l’hanno rifiutata. Ciò significa che sette aspiranti madri hanno volontariamente detto di no ad una bambina che era lì per loro, girando così le spalle alla ragione primaria della loro presenza su quella lista, attesa che, si sa, ha alle spalle una triste storia fatta di amare delusioni e beffardi falsi allarmi, sogni rubati e speranze finite, e che è sempre lunghissima, estenuante, psicologicamente devastante.

Dov’era il loro istinto materno quando hanno detto “no”?

Dov’era il loro inesaudito desiderio di maternità?

Trattare un bambino come fosse un capo d’abbigliamento che noti in vetrina, magari lo provi pure ma poi quando ti rendi conto che non fa per te perché mette troppo in risalto i difetti, allora lo rimetti a posto e dici alla commessa, “no, grazie, non lo voglio. Preferisco aspettare i nuovi arrivi”, ecco, a mio parere non fa molto onore a chi desidera così tanto un figlio da superare i limiti della propria natura e decidere di accogliere nella propria vita un perfetto sconosciuto venuto chissà da dove.  Chi e che cosa garantisce a questi genitori che il bambino che – mi auguro per loro – presto arriverà sarà il figlio che hanno sempre sognato di avere? Essere genitore è sempre un salto nel buio a occhi bendati, o ti butti consapevole che potrai farti male nonostante tutti i programmi già fatti, oppure è meglio lasciar perdere.

La felicità di un padre e di una madre non dipende dagli occhi azzurri, dalle particolari attitudini scolastiche, dalla prestanza nello sport, dai riccioli biondi o dal numero di cromosomi dei figli. Dipende dalla nostra imperfetta capacità di insegnare loro l’amore, di far vedere e far vivere l’amore. Più lungo e buio sarà il salto nel vuoto che per loro faremo, più grande sarà la loro esperienza dell’amore. Che poi è stato proprio l’amore a far dire a quell’uomo il sì che nessuno ha detto.

Loro questo salto non l’hanno voluto fare, è sembrato troppo pericoloso ed è mancato il coraggio. Ma quella bimba chiedeva solo amore, non coraggio.

Quell’amore che quattordici persone hanno avuto paura di donare. E sperimentare.

(Visited 86 times, 1 visits today)

Leave A Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *