“La speranza di rivedervi, papà, mamma. Io sono soltanto questo: speranza di rivedervi”

Parlare di se stessi e della propria famiglia d’origine senza peli sulla lingua e farlo liberando il ricordo e le parole dai lacci del pudore e del buon senso, raccontandone le cose che sono state per come realmente sono state, le cose dette e quelle volutamente taciute, i fatti che lasciano un forte senso di vergogna e quelli dalla tenera nostalgia. E’ questo che fa Manuel Vilas, poeta e narratore di Barbastro, in un libro autobiografico di 175 capitoli dal forte accento nichilista.

In tutto c'è stata bellezza
In tutto c’è stata bellezza

Il leitmotiv che lega tutta la storia è uno solo: la morte dei genitori, avvenuta quando Vilas era già adulto e vaccinato. Ma se è vero che la scomparsa del padre e della madre è un evento doloroso a qualsiasi età, è pure vero che per Manuel ormai cinquantenne questo evento è diventato un’ossessione quasi esagerata. Nella sua narrazione non c’è spazio per sentimenti positivi, o meglio, ci sono ma sono legati soltanto alla sua vita passata, quando i suoi erano ancora in vita. Il padre e la madre diventano, dunque, due fantasmi che svolazzano pesantemente qua e là per tutto il libro, i protagonisti di una vita – quella del figlio – che non ne accetta il suo naturale tramonto. Lui l’eroe, lei l’unica donna della sua vita (arrivando persino a confessare che le altre donne, ex moglie compresa, erano solamente una sua copia), sono in realtà il più grande nodo irrisolto di Vilas. E fa tenerezza, quasi pena, questa sua incapacità di far pace con la morte. Bambino abusato per ben due volte, non confesserà mai ai genitori la violenza subita e credo sia lì l’origine e la causa del suo tormento. Il bimbo violato non cresce più, la sua vita si ferma di colpo nell’attimo di quella mostruosa carezza, e Manuel è ancora fermo a quel tempo. Per questo non può sopravvivere serenamente ai suoi genitori: ha ancora bisogno di essere cullato, curato, di sentirsi al sicuro. Di perdonare una colpa non sua.
‘In tutto c’è stata bellezza’ è un libro che va letto con un certo distacco mentale. Consigliato a chi ama la prosa un po’ poetica, assolutamente sconsigliato a chi si lascia prendere troppo dai drammi, propria e degli altri.
Per quanto mi sia sforzata di cercarla capitolo dopo capitolo, l’unica bellezza che sono riuscita a cogliere è soltanto quella del titolo.

Manuel Vilas, ‘In tutto c’è stata bellezza’, Guanda, 2019

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