“Se non ci fosse l’inferno, noi non saremmo uomini”

Dimenticate la noia e gli sbadigli e i maroni cresciuti e scoppiati durante le ore di letteratura italiana dedicate alla lettura della Divina Commedia al liceo perchè qui, con Franco Nembrini, il mattone scritto nel ‘300 da Dante Alighieri è tutta un’altra storia. C’è sempre la selva oscura, c’è sempre Dante con Virgilio, c’è Caronte, le belve e tutte le anime, quelle dannate, quelle ancora piene di speranza e le beate, i versi sono sempre quelli, nulla è cambiato se non la chiave di lettura offerta, completamente nuova (almeno per me).
Se il paradiso è la descrizione del bene, del vero che possiamo fare sulla terra, se il purgatorio è la strada possibile perchè non vinca il male, l’inferno – e qui sta il concetto piú profondo – è la via necessaria all’uomo perchè sia libero. Non è una punizione divina, piuttosto la libertá di poter dire no a Dio che sempre ci salva dalle nostre selve oscure ma che poi ci fa fare tutto il percorso. Siamo noi, dunque, che scegliamo ogni giorno se vivere l’inferno o il paradiso con le nostre scelte quotidiane, scegliendo il bene o voltandogli deliberatamente le spalle. È cosí che le cantiche dantesche smettono di essere dell’aldilá e diventano dell’aldiquà, parlando dell’uomo vivo sulla terra, ora. 

In cammino con Dante
In cammino con Dante

Un libro senza tempo, di quelli che leggi mille volte e mille volte trovi sempre qualcosa di nuovo su cui riflettere. Una grande e unica riflessione sull’umanitá, le sue cadute, il suo perdersi e ritrovarsi, i suoi limiti, il suo bisogno di Dio, l’unico amor che move ‘l sole e l’altre stelle, che è anche misericordia nonostante il nostro fango.
Del resto, siamo sue creature e ‘nè creatura fu mai senza amore’.

Franco Nembrini, ‘In cammino con Dante’, Garzanti, 2017

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