“Suppongo che una delle ragioni per cui siamo in grado di continuare a esistere nell’arco di tempo assegnatoci é che, per quanto remota possa sembrare, c’é sempre la possibilità di un cambiamento”

Eleanor é cosí stravagante da sembrare che soffra per qualche ritardo, tanto ipocondriaca da passare per paranoica, cosí asociale da essere presa per una disadattata.
Ma Eleanor non é solo questo. Anzi, in realtà non è affatto questo.Ha trenta anni, un lavoro fisso da contabile e vive in un monolocale circondata da cruciverba e bottiglie di vodka. A farle compagnia c’é Polly, una pianta. Nessuno sembra curarsi di lei, né lei si cura di nessuno. Ma se é vero che siamo tutti la somma delle esperienze del passato, ecco allora che, pagina dopo pagina, tutto questo prende senso e viene a galla una triste, crudele verità. Eleanor ha una storia alle spalle da dimenticare e una cicatrice sulla guancia che le rende impossibile questo oblio. Non é l’unica, in realtà ne ha altre meno visibili ma non per questo meno dolorose che le vivono dentro da sempre. Ad aiutarla a scavare il tunnel e a risalire ci penserà Raymond, un collega, il solo ad accettarla così com’è, il solo capace di andare oltre le apparenze. 

Eleanor Oliphant sta benissimo
Eleanor Oliphant sta benissimo


‘Eleanor Oliphant sta benissimo’ è un continuo voltapagina e il merito è tutto della Honeyman, magistrale nel tenere sempre viva la suspence fino alla fine. Una storia di resilienza che parla dell’inganno delle apparenze, di solitudine e di speranza. Ma è anche una storia d’amore, l’unica forza capace di sanare i lividi, di cicatrizzare le ferite e di fare sparire i fantasmi che a volte affollano la nostra mente.
Solo se amati riusciamo a trovare una ragione per andare avanti.
Solo l’amore ci salva.

Gail Honeyman, ‘Eleanor Oliphant sta benissimo’, Garzanti, 2018

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