“Era quella la ben nota lezione del tempo. Tutto cambia e niente cambia”

Immaginate di avere 423 anni ma di dimostrarne non piú di quaranta, di avere a disposizione un incalcolabile lasso di tempo per vivere nei secoli ed assistere cosí agli eventi piú o meno grandiosi che hanno fatto la Storia, senza che mai uno dei vostri capelli si tinga di bianco, mai una ruga, mai un acciacco, mentre tutto intorno a voi segue il naturale ritmo della vita. Bello, vero?
Bene, ora immaginate però di veder invecchiare chi amate, amici, fratelli, colleghi, genitori, conoscenti, figli, vederli curvare, poi spegnersi e poi scomparire, rubati da quello stesso tempo che in voi non passa mai, senza che possiate far nulla per fermarlo. Decisamente meno bello.
Ecco, in sintesi questo è quello che accade a Tom, protagonista dell’ultimo romanzo di Matt Haig.
Tom soffre di una disfunzione congenita detta anageria (frutto della fantasia dell’autore. Grazie a Dio nessuno ne soffre, almeno qui sulla terra) che blocca l’invecchiamento. Chi ne è affetto, a partire dalla pubertá invecchia di un anno ogni quindici, con un’aspettativa di vita che può superare i 900 anni.
Tom ha dunque vissuto tanto, tante epoche, tante vite, fino a sentirsi come “una folla rinchiusa in un unico corpo“, sempre piú desideroso di una vita normale. Perchè c’è una cosa che deve assolutamente evitare: innamorarsi. È giá successo nel 1600 e ancora oggi, nel 2018, ne soffre le conseguenze. Deve dunque fuggire da ogni legame, specialmente amoroso. Ma si sa, la vita è imprevedibile e l’amore tornerá a bussare alla sua porta, ma…

romanzo

“Come fermare il tempo”è un romanzo ricco di fantasia, con un epilogo che ricorda un po’ le telenovelas ma che vale la pena leggere per i tanti spunti di riflessione che Haig offre sul tempo, una dimensione che andrebbe vissuta nel suo “ora” e non, come siamo soliti fare, con gli occhi al futuro e la mente ancorata al passato, anche perchè – per fortuna – si conosce solo il tempo in cui si vive.
E Tom, con i suoi quasi 500 anni di esperienza, ci mette in guardia proprio da questo malsano atteggiamento: presi dalla nostalgia di ciò che è stato e angosciati dall’ansia per ciò che sará, rischiamo di perdere di vista la dimensione piú viva, l’attimo.
Perchè è vero che ci vuole un solo attimo per morire ma in fondo anche per vivere.
Quindi proviamo a seguire Tom, chiudiamo gli occhi, liberiamoci dalle catene del tempo e chiediamoci: “chi sono io? Cosa farei se fossi capace di essere buono senza paura di restare fregato? Senza il tormento del dubbio? Di amare senza paura di essere ferito? Di assaporare l’oggi senza pensare che lo rimpiangerò domani? Di non temere il trascorrere del tempo e le persone che si porterá via? Cosa farei? Chi sarebbe importante per me? Quali sentieri percorrerei? Quali gioie mi concederei?
In altre parole, come vivrei?

Matt Haig, ‘Come fermare il tempo’, Edizioni e/o, 2017

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