“È solo per eccesso di vanità ridicola che gli uomini si attribuiscono un’anima di specie diversa da quella degli animali” (Voltaire)

Nel cortile dei miei genitori vive una numerosa colonia di gatti randagi. Variegata ed imprevedibile, da anni ormai ci avvisa con i suoi canti quando arriva il tempo dell’amore e con assordanti miagolii annuncia puntuale il rinnovarsi della vita. Da bambina amavo dar loro un nome. C’era Rosso, Mangiacacca, Codalunga, Ammazzascarafaggi, Musorotto e l’intramontabile Maramao. Li rincorrevo e indispettivo sperando di attirare la loro attenzione, ma niente, per loro era come se non ci fossi, ti venivano dietro solo se e quando portavi loro lische di pesce e avanzi di carne.

Ma torniamo al punto.

A fine 2016 una mamma gatto finì sotto le ruote di una di quelle macchine che spesso fingono di non vedere l’animaletto che attraversa la strada. Morta sul colpo. Nel cortile, una colonia in lutto e quattro orfanelli. Tre dei piccoli furono adottati da un’altra mamma gatto, del quarto si fece inaspettatamente carico il cane guardia del cortile accanto, un meticcio maschio a pelo lungo e biondo, con un occhio azzurro e l’altro nocciola. Ancora oggi, dopo quattro mesi, papà cane e figlio gatto vanno d’amore e d’accordo, tra leccatine, giochini con la coda e pomeriggi oziosi abbracciati sull’erba.

Già il fatto che sia stato un papà cane e non una mamma cane a prendersi cura di un cucciolo è di per sé un argomento che potrebbe aprire un modo di infiniti dibattiti, oggi attualissimi più che mai.

Il punto però è un altro.

Perché mentre americani e coreani si sfidano a chi ce l’ha più grosso (il missile, si capisce), la Turchia fa la gradassa, in Russia si gioca a ‘mamma Cicco mi tocca, toccami Cicco’, gli inglesi guardano l’Europa dall’alto in basso e una sempre più numerosa parte di cugini d’oltralpe di estrema destra si è totalmente bevuta il cervello, mentre innalziamo muri e schifiamo profughi, insomma, mentre assistiamo silenziosi alla fine del mondo non per volere divino ma per mano dell’uomo, due specie per antonomasia rivali fin dalla loro comparsa sulla terra hanno imparato a convivere e a rispettarsi nonostante le loro evidenti e insuperabili diversità.

Sto divagando? È probabile.

Fatto sta, però, che per l’ennesima volta il regno animale si dimostra superiore all’essere umano.

Mark Twain scrisse che tra tutti gli animali l’uomo è quello più crudele perché è l’unico ad infliggere dolore solo per il gusto di farlo.

Appunto.

Chissà, magari a breve definire i nostri rapporti “come cane e gatto” sarà per noi motivo di grande orgoglio.

Sentirsi dare dell’umano potrebbe invece bruciare presto come una grande e brutta offesa.

 

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