“Non ti racconterò nulla di nuovo: intendo ridestare i tuoi ricordi”.

La trilogia di Escrivá vive sul mio comodino dal 2006, anno in cui la comprai dopo aver letto ‘Cammino’. Mi ha accompagnata nei vari traslochi e spostamenti, ha conosciuto tutte le mie case, da quella in affitto dei tempi dell’università a quella attuale, mi ha seguita nei viaggi in valigia e nelle passeggiate in borsa, non mi ha mai mollata un attimo.
Non abbiamo avuto sempre un bel rapporto, però. Ci sono stati giorni in cui, leggendola, mi sono sentita amata, in altri abbandonata, incompresa, in altri ancora confortata oppure schiaffeggiata. Perché la Parola si incontra e scontra sempre con il nostro essere uomo e donna, non sempre siamo pronti ad accoglierla.
É un libro non libro, questa trilogia: lo è perché parla dell’umanità, ne scava la natura, ne scortica la corazza fino a spogliarla di tutto e renderla visibile per quello che è, in tutta la sua fragilità. Parla di me, di te, di noi, di tutti. Allo stesso modo, non è un libro vero e proprio perché la si può leggere come pare, saltando alcuni punti, partendo dalla fine o dalla metà, aprendola a caso (come spesso faccio io) per vedere oggi cos’ha da dirmi e quindi cosa ho io da dare. 

Cammino Solco Forgia
Cammino Solco Forgia

Lo ammetto. Io per questo prete spagnolo con la tonaca nera ho perso la testa. Sarà perché parlava come piace a me, senza fronzoli, andando dritto al succo, sbattendoti in faccia la realtà della vita, mostrandoti l’unica Via per viverla al meglio. Che poi non è altro che essere te stesso e fare bene ciò per cui sei stato chiamato, lì dove sei e con chi sei.
Il mio punto preferito?
Cammino, 5: “Abituati a dire di no”.
No. Una parola che spesso può cambiarti la vita e salvarti l’anima.

(Visited 36 times, 1 visits today)

Leave A Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *