“Quanti anni avesse Tzia Bonaria allora non era facile capire, ma erano anni fermi da anni, come fosse invecchiata d’un balzo per sua decisione e ora aspettasse pazientemente di essere raggiunta dal tempo in ritardo”

È intorno alla misteriosa figura di Bonaria che ruota la vicenda narrata da Michela Murgia in questo romanzo ambientato a Soreni, nella Sardegna degli anni ’50.
Nessuno sa molto di Bonaria, donna dall’etá infinita, silenziosa e sempre vestita a lutto, nessuno mai le si avvicina davvero. Eppure in paese tutti la temono, tutti la rispettano. Solo la piccola Maria, vendutale dalla madre e quindi diventata per Tzia Bonaria “fill’e anima”, riuscirá a far emergere poco a poco il suo lato umano. E sará proprio Maria a svelare al lettore il mistero che ammanta Bonaria: è l’ accabadora del paese, ovvero colei che “accompagna” alla morte il moribondo che espressamente a lei si rivolge.

romanzo accabadora

Con Accabadora la Murgia ci porta in un tempo (ahimè, non troppo) passato fatto di riti, tradizioni, fatture, superstizioni, pettegolezzi.
Nell’insieme un buon romanzo, se non fosse per la parte ambientata a Torino, sicuramente riempitiva e quindi poco affine alla storia.
Una lettura per riflettere sul valore della vita al suo tramonto, argomento oggi di vivo dibattito, non solo nelle aule parlamentari.
La figura dell’accabadora non è una leggenda, ai tempi la sua funzione era realmente praticata in Sardegna. Questo giusto per capire quanti passi in avanti faccia il tempo, per poi tornare sempre al punto di partenza.
Tutto passa, ma nulla in realtá cambia veramente.

Michela Murgia, ‘Accabadora’, Einaudi, 2009

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