Date Archives marzo 2019

Quando tutto questo sarà finito

“Io provo nei confronti della Svizzera un sentimento di gratitudine infinita per avermi accolto nei suoi ospedali per farmi curare e nelle sue scuole per farmi studiare, per avermi fatto sentire una persona e non un mezzo cittadino, o peggio, uno schiavo. Certo, non mancarono ristrettezze e limitazioni, ma si trattò di inezie di fronte alla nobiltà che spinse un popolo ad aprire le porte ad una massa di stranieri con poco o nulla da offrire salvo la buona volontà”

Vittorio è solo un bambino quando, nel 1938, il destino della sua famiglia (mamma Giulietta, papà Maurizio e il fratellino Stefano) viene duramente segnato dall’entrata in vigore delle leggi razziali. La storia della famiglia Ottolenghi, però, non è come le altre arrivate a noi grazie alla copiosa letteratura sull’Olocausto e alle testimonianze dirette dei sopravvissuti. A guidare le sorti dei quattro personaggi, infatti, non sarà il male assoluto ma il bene gratuito ricevuto da perfetti sconosciuti. Il tenente Emilio, ad esempio, giovane in divisa che rischierà la pelle pur di aiutarli in piena notte a superare il confine fino in Svizzera, dove arriveranno come perseguitati razziali. O la signora Linde, cartolaia di Olten, che non ci penserà su neanche un attimo a prendersi cura di Vittorio, aprendogli le porte della sua casa.
Ecco, è questo il cuore della storia raccontata da Gioele Dix, volto noto del teatro e della TV italiana e nipote di Vittorio, padre di suo padre: quell’ “intima bontà dell’uomo” di cui parlava Anne Frank nel suo diario e nella quale ha sempre creduto, fino alla fine, nonostante tutto.

Quando tutto questo sarà finito
Quando tutto questo sarà finito

Una storia che è una boccata di ottimismo, gratitudine, solidarietà, che non ha in realtà un vero e proprio lieto fine ma che lascia nel lettore un forte senso di speranza, in un oggi in cui credere nella bontà dell’essere umano non è facile.
Eppure basterebbe veramente poco.
Il bene, così come il suo opposto, non nascono dal nulla. Una nostra scelta può cambiare, salvare o annientare la vita di altri.
Dipende solo da noi e dalla direzione che decidiamo di dare alle nostre azioni, dal senso che attribuiamo alla nostra vita.

Gioele Dix, ‘Quando tutto questo sarà finito’, Mondadori, 2018

Perduti nei quartieri spagnoli

“In questi anni senza di te ho imparato una cosa importante, cioè che si può vivere anche in assenza di risposte concrete”

Heddi, ventenne di Washington, vive a Napoli da qualche anno per studiare lingue all’Orientale.
Pietro è della provincia di Avellino e studia geologia a Napoli.
Heddi e Pietro frequentano la stessa cerchia di amici ma tra loro nasce ben presto qualcosa che va oltre la semplice amicizia. S’innamorano, di un un amore forte, spensierato, potente, passionale, senza freni e pieno di sogni come sa essere l’amore a vent’anni. Abitano nei quartieri spagnoli, zona molto animata di Napoli dove, tra una birra, un esame superato e tante Marlboro, la loro storia va avanti con naturalezza. Fino al giorno in cui Pietro presenta a Heddi la sua famiglia, molto ma molto d’altri tempi. Heddi non piace a Lidia (la madre del ragazzo) e Lidia non piace a Heddi. Cosa farà pietro, sballottolato tra i due fuochi?

perduti nei quartieri spagnoli
perduti nei quartieri spagnoli

Un romanzo che è molto Beautiful, non perché particolarmente bello ma proprio perché sembra di leggere la trama di una telenovela americana. L’unica nota positiva, la capacità narrativa della Goodrich, considerando sia di madrelingua inglese (il libro non è stato tradotto in italiano, è proprio la lingua che ha utilizzato per scrivere): assolutamente perfetta, ineccepibile.
Tutto il resto, però, ammé me pare ‘na strunzat’.

Heddi Goodrich, ‘Perduti nei quartieri spagnoli’, Scrittori Giunti, 2019