Date Archives gennaio 2019

Resto qui

“Il progresso vale piú di un mucchietto di case”

Nel 1950 gli imprenditori della Montecatini espropriano i paesi di Curon e Resia, in Alto Adige, secondo l’assurdo progetto della costruzione di una diga per lo sfruttamento di energia elettrica. Poco importa se tutto verrà sommerso dall’acqua: in breve tempo gli abitanti saranno costretti ad andare via e ad assistere alla distruzione delle proprie case. Di quei paesi non resta più nulla. Solo il campanile della chiesa svetta ancora eretto, immerso nelle acque di quello che sembra un laghetto, a testimoniare la violenza di quella scelta.
É in questo preciso momento storico che Balzano intreccia con grande abilità la Storia con la storia di Trina, abitante di Curon che insieme al marito cercherà in mille modi di bloccare quel progetto. Inutilmente, perché nessun appello – neanche quello di Papa Pio XII – verrà accolto.

Resto qui
Resto qui
Campanile di Curon
Campanile di Curon

Un romanzo asciutto e scorrevole che ha l’enorme merito di aver acceso i riflettori su un avvenimento storico troppo a lungo taciuto dai libri e dai giornali, una storia avvincente dove restare diventa sinonimo di lottare contro la violenza della Storia.
“Nel giro di pochi anni il campanile che svetta sull’acqua morta é diventato un’attrazione turistica. Si scattano le foto con il campanile alle spalle e fanno tutti lo stesso sorriso deficiente. Come se sotto l’acqua non ci fossero le fondamenta delle nostre case, la piazza dove ci radunavamo. Come se la storia non fosse esistita”.

Marco Balzano, ‘Resto qui’, Einaudi, 2018

Nemici. Una storia d’amore

“Non siamo costretti a fare quello che Dio vuole”
“Lo siamo, lo siamo eccome”

Pubblicato a puntate su una rivista yiddish nel 1966, il romanzo é ambientato nella New York del secondo dopoguerra.
Herman, il protagonista, é un ebreo scampato alla Shoah che ha lasciato l’Europa per dimenticare il passato in America insieme alla donna che lo ha salvato e che lui ha sposato, Jadwiga. Ma la vita con lei non gli basta. Solo con Masha, incontrata oltreoceano e anche lei sopravvissuta alla macellazione di Hitler, riuscirà a respirare. Lei é passione, volontà, desiderio, ossigeno. Jadwiga invece é tranquillitá, ordine, riposo. Così, bugia su bugia, inizierà a condurre una vita parallela. Ma siccome nessuno mai riuscirà a gettarsi definitivamente il passato alle spalle, ecco arrivare Tamara, la moglie creduta morta nei forni. Herman non può fare a meno di nessuna. Del suo presente con Jadwiga, del suo futuro con Masha e del suo passato con Tamara. Pensa di amarle ognuna di un amore diverso e unico ma, pagina dopo pagina, diventa sempre più chiaro al lettore che Herman in realtà ama solo se stesso, fino a cadere poi nella trappola delle sue stesse menzogne, perché “dieci nemici non riescono ad infliggere ad un uomo il danno che egli é in grado di infliggere a se stesso”.
Una volta scoperte le sue malefatte, ad Herman non resta che accettarne le conseguenze, affrontandole con inettitudine e codardia.

Nemici
Nemici

Un romanzo sul ricordo, sulle ossessioni, sul dolore del passato, sulla fame di sentimenti. E su una grande domanda: quello che viviamo, chi siamo e cosa faremo é volere del destino o semplicemente frutto del nostro libero arbitrio?

Isaac B. Singer, ‘Nemici. Una storia d’amore’, Adelphi, 2018

…che Dio perdona a tutti

“Dire la verità, oggi, é rivoluzionario”

Arturo, giovane agente immobiliare di Palermo, ha una sola passione che anima la sua vita: i dolci, specialmente quelli alla ricotta. Ed é proprio tra un morso ad uno sciú e un altro ad un cannolo che incontra Flora. É amore a prima vista, di quelli che vai e prendi subito casa insieme, conosci la famiglia e inizi a fare progetti. Lei é perfetta per lui, lui é perfetto per lei, insieme sono perfetti. Ma c’è un problema: Flora é molto cattolica, mentre Arturo é il classico fermo alla prima comunione. Questo a lei dispiace parecchio, quindi Arturo, per non perderla, riprenderá in mano il catechismo e porterà avanti un piano: fingere per tre settimane una conversione folgorante. Da quel momento, dunque, si impegnerà caparbiamente a mettere in pratica la parola di Dio, in situazioni narrate da Pif con ironia ma anche con una certa profondità di contenuti. La nuova vita di Arturo, però, alla lunga non piacerà affatto a Flora perché la verità a tutti i costi proposta dal compagno la metterà davanti a responsabilità morali che lei, nonostante si professi donna di tanta fede, non vuole assumersi (e, con lei, tutti quelli “di chiesa” che la coppia frequenta).

...che Dio perdona a tutti
…che Dio perdona a tutti

Un romanzo – il primo per Pif – sull’ipocrisia e sul rischio che corre chi, solo perché la domenica mattina occupa un posto in un banco per un’ora, si sente al di sopra di tutto e tutti, per noi che “pratichiamo il cristianesimo quando ci fa più comodo, perché di San Francesco ci piace che parlasse agli uccellini, ma non che donasse tutto ai poveri e trattasse il prossimo come un fratello”.
E ci lascia con un interrogativo: quando usciamo dalla chiesa, cosa ci aspettiamo di essere?
A questo, aggiungerei io: siamo proprio sicuri che dopo il futti futti Dio perdonerà veramente tutti?

Pif, ‘…che Dio perdona a tutti’, Feltrinelli, 2018

Eleanor Oliphant sta benissimo

“Suppongo che una delle ragioni per cui siamo in grado di continuare a esistere nell’arco di tempo assegnatoci é che, per quanto remota possa sembrare, c’é sempre la possibilità di un cambiamento”

Eleanor é cosí stravagante da sembrare che soffra per qualche ritardo, tanto ipocondriaca da passare per paranoica, cosí asociale da essere presa per una disadattata.
Ma Eleanor non é solo questo. Anzi, in realtà non è affatto questo.Ha trenta anni, un lavoro fisso da contabile e vive in un monolocale circondata da cruciverba e bottiglie di vodka. A farle compagnia c’é Polly, una pianta. Nessuno sembra curarsi di lei, né lei si cura di nessuno. Ma se é vero che siamo tutti la somma delle esperienze del passato, ecco allora che, pagina dopo pagina, tutto questo prende senso e viene a galla una triste, crudele verità. Eleanor ha una storia alle spalle da dimenticare e una cicatrice sulla guancia che le rende impossibile questo oblio. Non é l’unica, in realtà ne ha altre meno visibili ma non per questo meno dolorose che le vivono dentro da sempre. Ad aiutarla a scavare il tunnel e a risalire ci penserà Raymond, un collega, il solo ad accettarla così com’è, il solo capace di andare oltre le apparenze. 

Eleanor Oliphant sta benissimo
Eleanor Oliphant sta benissimo


‘Eleanor Oliphant sta benissimo’ è un continuo voltapagina e il merito è tutto della Honeyman, magistrale nel tenere sempre viva la suspence fino alla fine. Una storia di resilienza che parla dell’inganno delle apparenze, di solitudine e di speranza. Ma è anche una storia d’amore, l’unica forza capace di sanare i lividi, di cicatrizzare le ferite e di fare sparire i fantasmi che a volte affollano la nostra mente.
Solo se amati riusciamo a trovare una ragione per andare avanti.
Solo l’amore ci salva.

Gail Honeyman, ‘Eleanor Oliphant sta benissimo’, Garzanti, 2018

Una vita da libraio

“Ho fatto notare al vecchietto alla cassa che aveva la patta aperta. Lui ha abbassato lo sguardo e poi è tornato a guardarmi. E ha detto: ‘un uccello morto non può cadere dal nido’, e se n’è andato, sempre con la patta aperta”

È sul sottile filo dell’ironia che Shaun fa camminare la sua storia da libraio del Bookshop di Wington, minuscolo paese della Scozia. In quella libreria succede di tutto, dalle quotidiane chiamate di Mrs Phillips (“ho 93 anni,sa? E sono cieca!”), alle cacche trovate per caso sul pavimento, dai clienti che entrano ma non comprano mai a quelli che mercanteggiano fino allo sfinimento e poi, ottenuto il prezzo, vanno via a mani vuote. Se poi a questo aggiungiamo anche le stranezze di Nicky, collaboratrice di Shaun, tipa stralunata che ogni venerdí gli propina avanzi di cibo presi dal cassonetto del Morrinson’s, capisci subito che in questo posto è difficile annoiarsi.
Una vita da libraio
Una vita da libraio


Scritto in forma diaristica, è un libro senza dubbio piacevole e rilassante ma ammetto di essere rimasta un tantino delusa. Mi aspettavo di piú, alcuni passi li ho trovati proprio noiosi. È chiaro che a muovere Bythell sia stata piú la voglia di far pubblicitá al suo negozio piuttosto che l’amore per la scrittura.
Nondimeno, la sua lettura ha incentivato ancor piú il mio piccolo e vecchio sogno di gestire un giorno una libreria tutta mia. E anche quello di volare via in Scozia.

Shaun Bythell, ‘Una vita da libraio’, Einaudi, 2018