Date Archives dicembre 2018

Ultimo dell’anno, tempo di bilanci

2018

Quando una parte della mia vita è diventata un libro e una vocina mi ha chiamata per la prima volta mamma. Quando ho dormito meno che mai e quando qualcuno mi ha detto che avrei dovuto fare la psicologa. Quando ho ripreso a leggere e quando è finita la mia privacy in bagno. Quando una delusione mi ha aperto gli occhi e quando ho imparato a non farmi aspettative. Quando un sorriso a sei denti mi ha asciugato le lacrime e quando qualcuno mi ha detto che quello che aveva appena letto le aveva riacceso la speranza. Quando ho capito che i programmi che saltano spesso ti salvano e quando ho schiacciato piú
chili di cacche con il passeggino in assoluto. Quando ho capito che non tutto è dato e quando l’ansia per i primi malanni e i tanti bernoccoli mi hanno rosicato l’anima. Quando ha preso forma un nuovo progetto e quando le mattine sono iniziate con i capelli impiastricciati di caccoline. Quando ho scoperto in me la pazienza e quando ho visto di cosa sono capace quando la perdo.
Al 2019 non chiedo nulla. So che con sè porterá belle cose ma anche miserie. Senza, significherebbe non vivere. Mi auguro quindi che porti tanta vita e, con questa, il coraggio di viverla.
Buon anno a tutti!
Alessandra

I libri delle feste

‘Un canto di Natale’, Charles Dickens, 1843

Londra, vigilia di natale. L’avido ed egoista Ebenezer Scrooge torna a casa dopo aver trascorso la sua giornata, uguale a tutte le altre, nel suo freddo ufficio da strozzino. Ma per lui, questa, non sarà una solita sera. Tre spiriti, infatti, lo terranno sveglio per tutta la notte. Sono lo spirito del natale passato, presente e futuro, venuti a scuoterlo dalla sua meschinità per dargli un’altra – l’ultima – possibilità di redenzione. Ci riusciranno? Un romanzo che è diventato uno dei racconti di natale più letti, con diversi adattamenti cinematografici e teatrali davvero molto belli. Una lettura per riflettere sulla nostra disposizione d’animo nell’accogliere il vero senso delle festività natalizie.

‘Il dono’, Ted Gun, Il Saggiatore, 2011

Ohio, 17 Dicembre 1933. Sul giornale locale compare l’annuncio di una donazione di 10 dollari a 75 famiglie bisognose da parte di un certo B. Virdot. Lo sconosciuto non chiede nulla in cambio, vuole solo conoscere le sventure di queste famiglie tramite lettera all’indirizzo indicato nell’annuncio. Saranno tantissime le missive di risposta e Virdot manterrà la promessa. Per 75 famiglie, quello del ’33, sarà così un Natale più sereno. Quasi settanta anni dopo, Ted Gun trova all’interno di una vecchia valigia di famiglia delle lettere e diversi ritagli di giornale che sveleranno la vera identità di Mr B. Virdot, che altro non è che Sam Stone, il nonno di Ted…Una riflessione sulla nostra capacità di dare e darci a chi ha veramente bisogno, gratuitamente.

‘Il mistero del Natale’, Edith Stein, Queriniana, 1950

Una meditazione sul Natale cristiano che ripercorre gli eventi biblici dell’annuncio fino alla Notte Santa, ma non solo. Scrive Edith Stein, “il mistero dell’incarnazione e quello del male sono strettamente uniti”, allargando così la meditazione all’intera umanità: la Notte a Betlemme diventa così l’inizio di un percorso che porta alla Croce. Un libriccino di poche pagine ma dal messaggio pesante come un macigno per chi vive il Natale come la festa del panettone e del nonno vestito di rosso. Una riflessione, questa, che dovremmo fare tutti.

 

Ernest e Celestine

” – Celestine, c’era qualcos’altro nella cantina di Ernest?
– Sì, c’era.
– Cosa? Cos’altro c’era?
– La solitudine”

Celestine è una topolina, raccoglie i dentini caduti dei bimbi ma vorrebbe fare la pittrice e vive nel mondo di sotto.
Ernest è un orso, in famiglia tutti lo vogliono giudice ma lui vorrebbe fare il musicista e vive nel mondo di sopra.
Il mondo di giù e quello di su non vanno proprio d’accordo, neanche un po’. Eppure Ernest e Celestine diventano amici, grandi amici, amicissimi, talmente amici da trovare la felicità facendo l’uno qualcosa per l’altro, tipo per Celestine preparare ogni mattina la colazione ad Ernest o per Ernest costruire un atelier tutto per Celestine, oppure per Ernest dire a Celestine “la mia casa è la tua casa” o per Celestine sistemare l’amaca di Ernest…

Ernest e Celestine
Ernest e Celestine

Un romanzo che è più una favola e che racconta con ironia ma anche tanta saggezza uno dei sentimenti più belli e delicati, l’amicizia, con un linguaggio semplicissimo, quasi didascalico. Due personaggi adorabili che piaceranno tanto ai bambini di oggi, purtroppo un tantino distanti dal magico mondo delle fiabe. E, perchè no, anche a quel bimbo di ieri che continua a vivere dentro ognuno di noi.

Daniel Pennac, ‘Ernest e Celestine’, Feltrinelli, 2012

Picciridda

“Lassa fare o tempo ca tutto cancia”

Leto, Sicilia, primi anni ’60.
I genitori di Lucia, chiamata da tutti “picciridda”, lasciano la loro terra alla volta della Germania portandosi dietro Pietro, il figlio minore, e il sogno di un lavoro. Lei, picciridda, viene affidata per un certo periodo alle cure di nonna Maria, conosciuta in paese come la Generala per via del carattere burbero e autoritario. Crescerà così con un buco nell’anima Lucia, nostalgica e con la testa affollata di perchè. “Apri bene gli occhi e difenditi dai dispiaceri” le ripete continuamente la nonna, ma lei non capisce. Dovrà diventare adulta per riuscire finalmente a ricucire i fili persi di una storia il cui epilogo lascia il lettore a bocca aperta. 

Picciridda
Picciridda

Se da un lato picciridda è l’emblema di una generazione che lascia tutto per inseguire un sogno, dall’altro nonna Maria rappresenta tutte le donne che lottano contro i soprusi degli uomini.
Con una Sicilia atavica e selvaggia che fa da sfondo, Picciridda è un romanzo che si legge tutto d’un fiato, emozionante, semplice, vero, dove il tema della violenza è solo sfiorato, c’è, fa male, ma non annienta, non riesce a spegnere la fiammella della speranza, tenuta da Lucia e Maria sempre accesa. “È lei – la speranza – infatti che dà senso ai nostri sogni. Altrimenti sarebbero follia”.

Catena Fiorello, ‘Picciridda’, Giunti, 2017

Il collo mi fa impazzire

“Da un certo punto in avanti per noi donne è tutto un rattoppa, rattoppa, rattoppa”

Gli zigomi che collassano, le rughe in viso che si riproducono che manco i conigli, i capelli più sale che pepe, quelle due tipette fino a ieri belle toste e arzille e che ora arrivano alle ginocchia e poi lui, il collo, quel dannato poggiatesta che niente mai riesce a nascondere.
Chi non inorridirebbe dinanzi a questo scempio? Eppure c’è chi sostiene quanto sia bello invecchiare… E’ proprio a loro che si rivolge Nora Ephron e lo fa con un libro esilarante, dannatamente vero, pieno di brani dolce amari su quella discesa ripida che noi donne dobbiamo affrontare con tacchi alti e forzata nonchalance una volta superati gli anta.

il collo mi fa impazzire
il collo mi fa impazzire


Lo stile è la sua garanzia, una scrittura acuta in salsa agrodolce che ne riconferma il talento poliedrico. Nora Ephron, infatti, è stata anche regista e sceneggiatrice di film cult tipo ‘Harry ti presento Sally’, ‘C’è post@ per te”, ‘Insonnia d’amore’ e autrice di libri per mesi in vetta nelle classifiche americane.
Un’artista andata via troppo presto stroncata dalla leucemia, ma che continua a vivere nei lettori e nei cinefili che grazie a lei sorridono ancora.
E nelle tante donne – poverette loro, io ho ancora taaaaanto tempo a mio favore – impazzite per colpa del loro collo.

Nora Ephron, ‘Il collo mi fa impazzire’, Feltrinelli, 2006

La mia famiglia e altri animali

“La magia dell’isola ci avvolse gentile e persistente come un polline. Ogni giorno portava con sè una tale tranquillitá, una tale durata fuori dal tempo da far desiderare che non finisse mai”

Un po’ commedia umana e un po’ bestiario, dove le vite umane e quelle animali scorrono seguendo lo stesso ritmo, nello stesso spazio libero serenamente condiviso.
“A Corfú tutto può succedere”. Cosí scrive il Durrell ormai adulto nel ripercorrere con la memoria gli anni della sua infazia trascorsi nell’isola greca con la famiglia dove potè pienamente soddisfare il suo desiderio piú grande: studiare gli animali. Tartarughe, uccelli, gufi, lucertole e serpenti, insetti, gazze ladre e pipistrelli, cani e gatti dai nomi bizzarri (Pipí e Vomito), insieme al continuo viavai di gente che amava frequentare quella casa sempre in disordine ma anche sempre allegra, talmente piena zeppa di pelosi a quattro o a due zampe da arrivare a dire che “solo San Francesco d’Assisi poteva starci a suo agio”, sono questi i protagonisti di una storia vera che recentemente è anche diventata una serie tv su Sky. 

La mia famiglia e altri animali
La mia famiglia e altri animali


Fu un’esperienza, quella a Corfú, che ha portato buon frutto nella vita di quel bambino: Durrell, infatti, divenne un importante zoologo e dedicò tutta la vita alla natura e all’etologia (viveva con una scimmia per casa).
Un libro divertente, curioso (s’imparano veramente tante cose interessanti), avventuroso, che ci fa tornare bambini in uno spazio incontaminato, puro, quasi paradisiaco che purtroppo ormai non esiste piú.

Gerald Durrell, ‘La mia famiglia e altri animali’, Gli Adelphi, 1975

Nata per te

“Non hai mai pensato prendendo con te un minore disabile che la vita non sará per te mai semplice?”
“Perchè la vita di qualche genitore lo è?”

Luca Mercadante racconta in queste pagine la storia di Luca e della piccola Alba, balzata alla cronaca delle ultime settimane per la sua unicità: Luca è single e con lui è stato inaugurato il registro degli affidi previsti dalla legge per i single. Alba, invece, non è una bimba qualunque.
Abbandonata appena nata in ospedale dalla madre naturale è stata rifiutata da ben 30 famiglie in lista, prima di andare in affido e poi in adozione definitiva a Trapanese lo scorso giugno.
Un libro che va letto attentamente ed interiorizzato in ogni suo messaggio contenuto perchè ha tanto – ma veramente TANTO – da insegnare.

Nata per te
Nata per te

Non mi piace chiudere o limitare le persone in categorie (e, ahimè, qui Mercadante lo fa abbondantemente e questo penso sia un grande difetto di stile. Chissá, magari è proprio intenzionale) ma in questa occasione mi sento quasi costretta a farlo.
Luca è un ragazzo di quarant’anni, cattolico, impegnato nel sociale, gay dichiarato.
Alba, la bambina che nessuno voleva, è nata con la sindrome di Down.

https://www.iene.mediaset.it/2018/news/down-bimba-adozione-gay-alba_229538.shtml


“Il gay e la down”, come scrive stonando parecchio (e sbagliando anche. Down è un cognome) Mercadante.
‘È innegabile che i cani rognosi e i bambini disabili nessuno li vuole adottare. Non c’è alcuna famiglia tradizionale dalle cui braccia Luca abbia strappato Alba. La loro vita deve andare avanti nonostante le nostre opinioni’.
Cos’altro aggiungere?

Luca Mercadante Luca Trapanese, ‘Nata per te’, Einaudi stile libero, 2018

Keyla la Rossa

“A ventinove anni Keyla la rossa era giá passata per tre bordelli. Capitava di rado che una femmina cosí si sposasse. Era un segno del cielo per tutte le puttane di Varsavia: non dovevano perdere la speranza, l’amore avrebbe continuato a governare il mondo”

Con la traduzione in italiano di questo romanzo (pubblicato in America in yiddish tra il 1976 e il ’77), la casa editrice Adelphi fa un regalo inaspettato agli amanti dei romanzi di Singer. ‘Keyla la Rossa’, infatti, è una vera e propria opera d’arte, il classico libro che vorresti non finisse mai.
Ambientato tra New York e Varsavia agli inizi del XX secolo, il romanzo tratta l’argomento spinoso (e forse anche tabú per lo stesso autore all’epoca) dello sfruttamento della prostituzione in Polonia, ricordando tutte quelle ragazze spedite oltreoceano con la valigia carica del peso del sogno americano ma che, una volta arrivate, vengono sbattute per strada. Keyla è una di loro. Ma non è solo questo. Infatti, in realtá, si rivela il personaggio piú candido, il piú pulito di tutta una vicenda che puzza di miseria, tristezza, insoddisfazione, ricatti e bugie, vizi e ipocrisia.

Keyla la rossa
Keyla la rossa

L’amore, qui, non ha spazio, non è piú un sentimento, non può esserlo. È follia, ossessione, possesso. Solo Keyla è ancora capace di riporvi speranza, nonostante la sua condizione di emarginata, sfidando cosí tutti i pregiudizi.
Un romanzo forte che non ha peli sulla lingua. E Keyla è cosí immensa che sembra quasi rialzarsi piano piano dalla fogna dalla quale proviene, pagina dopo pagina, per poi riemergere e mostrarsi in tutta la sua vera bellezza, quella dell’anima. L’unica in grado di far vedere e sentire l’amore, anche dove l’amore non c’è. Indimenticabile.

Isaac Bashevis Singer ‘Keyla la Rossa’, Adelphi, 2017

Luce d’estate ed è subito notte

“A volte nei posti piccoli la vita diventa piú grande”

Con questo romanzo Stefánsson dá vita ad un paesino che conta in tutto quattrocento anime, alle sue storie e ai suoi bizzarri abitanti. Forse si ha l’abitudine di pensare che nei posti piccoli, cosí tanto piccoli, nulla di troppo interessante possa accadere. Bene, non è assolutamente vero, almeno qui. Dalla postina che legge in anticipo le lettere alle storie d’amore segrete, dal direttore del maglificio che sprofonda nello studio del latino solo per decifrare un sogno all’avvocato che perde la testa per qualcosa di veramente strano, queste e tante altre le storie che come un caleidoscopio ravvivano una dimensione come sospesa nel tempo, dove la luce del giorno dura meno di un attimo e ci si abitua troppo presto al buio della notte.

luce d'estate ed è subito notte
luce d’estate ed è subito notte

Un romanzo dolcissimo, quasi poetico, sul senso della vita e le sue domande, sulla bellezza del silenzio e sull’incanto della natura.
E adesso, chiuso il libro, non mi resta che sognare l’Islanda…

Jón Kalman Stefánsson, ‘Luce d’estate ed è subito notte’, Iperborea, 2013

In cammino con Dante

“Se non ci fosse l’inferno, noi non saremmo uomini”

Dimenticate la noia e gli sbadigli e i maroni cresciuti e scoppiati durante le ore di letteratura italiana dedicate alla lettura della Divina Commedia al liceo perchè qui, con Franco Nembrini, il mattone scritto nel ‘300 da Dante Alighieri è tutta un’altra storia. C’è sempre la selva oscura, c’è sempre Dante con Virgilio, c’è Caronte, le belve e tutte le anime, quelle dannate, quelle ancora piene di speranza e le beate, i versi sono sempre quelli, nulla è cambiato se non la chiave di lettura offerta, completamente nuova (almeno per me).
Se il paradiso è la descrizione del bene, del vero che possiamo fare sulla terra, se il purgatorio è la strada possibile perchè non vinca il male, l’inferno – e qui sta il concetto piú profondo – è la via necessaria all’uomo perchè sia libero. Non è una punizione divina, piuttosto la libertá di poter dire no a Dio che sempre ci salva dalle nostre selve oscure ma che poi ci fa fare tutto il percorso. Siamo noi, dunque, che scegliamo ogni giorno se vivere l’inferno o il paradiso con le nostre scelte quotidiane, scegliendo il bene o voltandogli deliberatamente le spalle. È cosí che le cantiche dantesche smettono di essere dell’aldilá e diventano dell’aldiquà, parlando dell’uomo vivo sulla terra, ora. 

In cammino con Dante
In cammino con Dante

Un libro senza tempo, di quelli che leggi mille volte e mille volte trovi sempre qualcosa di nuovo su cui riflettere. Una grande e unica riflessione sull’umanitá, le sue cadute, il suo perdersi e ritrovarsi, i suoi limiti, il suo bisogno di Dio, l’unico amor che move ‘l sole e l’altre stelle, che è anche misericordia nonostante il nostro fango.
Del resto, siamo sue creature e ‘nè creatura fu mai senza amore’.

Franco Nembrini, ‘In cammino con Dante’, Garzanti, 2017